Made in Italy, storia e debolezza dell’Italia



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Una denominazione molto importante, tanto a che livello mondiale il Made in Italy secondo uno studio  

Forbes (  Made-In-Country-Index (MICI) 2017) al settimo posto nel mondo per la sua reputazione eccellente.

KPMG, censiva il Made in Italy quale terzo marchio al mondo per notorietà dopo Coca Cola e Visa.

La denominazione di origine inglese prese forma negli anni ’80 nei settori tradizionali  modaciboarredamento e meccanica (automobilidisegno industrialemacchinari e navi.

Le sue caratteristiche erano:la cura dettagli, fantasia, forme e durevolezza.

La storia del Made in Italy in realtà parte da Madrid, 14 APRILE 1891 recepito e ratificato in Italia con la L. n. 676 del 1967 con il quale si sanciva che apposizione del “made in…

Nel 1999 arriva la promozione su spinta di associazioni per la promozione di prodotti vitivinicoli e agroalimentari come:  l’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani[4], l’Associazione Made in Italy[5], il Comitato Made in Italy[6], l’Associazione Italian Sounding[7], l’Associazione Nazionale per la Tutela della Finestra Made in Italy[8]Food Italy Certification[9]ItalCheck[, .oltre a consorzi, e organi governativi di tutela.

Nel 2004 furono pure previste pene con la L. n. 350 del 2003): “made in Italy” su qualsiasi merce che non sia stata fabbricata in Italia rischia la reclusione fino ad un anno e la pena è aumentata se si tratta di alimenti o bevande, “L’importazione e l’esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza costituisce reato ed è punita ai sensi dell’articolo 517 del c.p.”

L’evoluzione legislativa ha portato altre specifiche: ll’art.16 della legge 166 del 2009 (Decreto legge 135, 25 settembre 2009 – Parlamento Italiano) solo i prodotti totalmente fatti in Italia (cioè progettati, fabbricati e confezionati in Italia) possono fregiarsi dei marchi Made in Italy100% Made in Italy100% Italiatutto italiano, in qualsiasi linguaggio essi espressi, con o senza la bandiera italiana. Ogni abuso è punito dalla legge.

Altri casi particolari sono stati aggiunti dalla  “legge Reguzzoni – Versace” o “legge Reguzzoni – Versace – Calearo”, prende il nome dai deputati Marco Reguzzoni (Lega Nord), Santo Versace (Pdl) e Massimo Calearo (Pd) deputati primi firmatari, n.55 dell’8 aprile 2010 per tutelare il  “Made in Italy”[1] nei settori del tessile, dell’abbigliamento e dell’arredo[2

La legge introdusse passaggi importanti:

 l’etichettatura obbligatoria e la tracciabilità dei prodotti tessili, della calzatura e della pelletteria, detta nuove norme e regole circa le caratteristiche di qualità che i prodotti devono avere per il rispetto della salute di chi li utilizza, prevede pene e sanzioni per le aziende che producono false dichiarazioni circa la tracciabilità delle fasi di lavorazione[11].

In particolare suddivide il processo di lavorazione di prodotti tessilicalzaturiericonciari, di pelletteria e del settore dei divani in diverse fasi, che devono avere avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale e, nello specifico, se almeno due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità.

Peccato che la UE abbia posto paletti e varie interpretazioni con la contrarietà della Germania contraria al Made In anche a u  solo settore, figuriamoci ai settori che interessavano l’Italia: i settori del tessile/abbigliamento, legno, calzature, ceramica ed oreficeria.

Gli interessi delle multinazionali come al solito prevalgono perché produrre in altri paesi costa molto meno e ci sono margini superiori e costi competitivi fuori Italia.

Precisiamo che l’Italia si trovò in minoranza pure in Europa, 16 contro 12 a difendere il “Made in”, si parla del 2015 in cui il Governo era in mano a Renzi.



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