Marmellate, sottoli e conserve 100% agricole: è boom per le “provviste invernali” made in Varese

Trionfa il “fai-da-te” in cucina, fra creatività e tradizione, ma sempre con il territorio al centro.

VARESE – Marmellate di frutta, verdure sott’olio, composte di zucca e conserve: nelle province di Coldiretti è grande ritorno del fai da te in cucina che, a livello nazionale, ha coinvolto milioni di italiani i quali hanno deciso di seguire i consigli dei nonni e mettersi al lavoro tra matterelli, pentole e vasetti nella preparazione di conserve fatte in casa per garantirsi una alimentazione più genuina, naturale e 100% nazionale, facendo al contempo buone “provviste” per l’inverno.

E’ dunque boom di acquisti negli AgriMercati di Campagna Amica che in queste settimane offrono i prodotti del nuovo raccolto che sempre più cittadini trasformano in prelibate preparazioni in vista della stagione fredda. Non solo: chi vuol risparmiarsi la fatica della preparazione (o ha dimenticato i “buoni consigli della nonna”) può trovare, sempre presso i “farmer’s market”, i vasetti già pronti, preparati dagli stessi imprenditori agricoli.

Nei nostri territori si usa, fin dai tempi antichi, “mettere sotto vetro” le eccellenze di fiumi e monti, boschi e pianure, fino ai prodotti di lago che finiscono nel tradizionale “carpione”, una preparazione diffusa in tutti i laghi lombardi che si affianca alla tecnica di preparazione dei “missoltini” la cui antica tecnica si diffuse anche sul lago Maggiore.

Dai funghi alle castagne, dalla composta di marroni e marron glacé, dalla mostarda di mele e mostarda d’uva agli asparagi fino ai peperoni sottaceto, dalla confettura di sambuco alla conserva di petali di rosa canina, senza dimenticare la preparazioni di zucca che quest’anno sta registrando un autentico boom ed è declinata anche in più versioni (marinata, in salsa o in composta secondo tradizione).

“Da parte dei cittadini, c’è sempre più attenzione alle tradizioni e sensibilità nel voler portare in tavola davvero prodotti genuini ed evitare di consumare, soprattutto durante l’inverno, cibi surgelati o provenienti dall’estero che hanno dovuto percorrere migliaia di chilometri per raggiungere le nostre case” commenta Fernando Fiori presidente di Coldiretti Varese. “E’ fondamentale, però, portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine su tutti quegli alimenti ancora anonimi, a partire proprio dai trasformati. I consumatori fanno sempre più caso ed è corretto dar loro la possibilità di scegliere in maniera consapevole. Per chi non è molto avvezzo alle preparazioni casalinghe, può trovare gustosi prodotti e conserve nei punti vendita aziendali e nei mercati di Campagna Amica, diffusi in provincia di Varese”.



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Made in Italy, storia e debolezza dell’Italia



Cassano Magnago: alta moda cinese abusiva

Una denominazione molto importante, tanto a che livello mondiale il Made in Italy secondo uno studio  

Forbes (  Made-In-Country-Index (MICI) 2017) al settimo posto nel mondo per la sua reputazione eccellente.

KPMG, censiva il Made in Italy quale terzo marchio al mondo per notorietà dopo Coca Cola e Visa.

La denominazione di origine inglese prese forma negli anni ’80 nei settori tradizionali  modaciboarredamento e meccanica (automobilidisegno industrialemacchinari e navi.

Le sue caratteristiche erano:la cura dettagli, fantasia, forme e durevolezza.

La storia del Made in Italy in realtà parte da Madrid, 14 APRILE 1891 recepito e ratificato in Italia con la L. n. 676 del 1967 con il quale si sanciva che apposizione del “made in…

Nel 1999 arriva la promozione su spinta di associazioni per la promozione di prodotti vitivinicoli e agroalimentari come:  l’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani[4], l’Associazione Made in Italy[5], il Comitato Made in Italy[6], l’Associazione Italian Sounding[7], l’Associazione Nazionale per la Tutela della Finestra Made in Italy[8]Food Italy Certification[9]ItalCheck[, .oltre a consorzi, e organi governativi di tutela.

Nel 2004 furono pure previste pene con la L. n. 350 del 2003): “made in Italy” su qualsiasi merce che non sia stata fabbricata in Italia rischia la reclusione fino ad un anno e la pena è aumentata se si tratta di alimenti o bevande, “L’importazione e l’esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza costituisce reato ed è punita ai sensi dell’articolo 517 del c.p.”

L’evoluzione legislativa ha portato altre specifiche: ll’art.16 della legge 166 del 2009 (Decreto legge 135, 25 settembre 2009 – Parlamento Italiano) solo i prodotti totalmente fatti in Italia (cioè progettati, fabbricati e confezionati in Italia) possono fregiarsi dei marchi Made in Italy100% Made in Italy100% Italiatutto italiano, in qualsiasi linguaggio essi espressi, con o senza la bandiera italiana. Ogni abuso è punito dalla legge.

Altri casi particolari sono stati aggiunti dalla  “legge Reguzzoni – Versace” o “legge Reguzzoni – Versace – Calearo”, prende il nome dai deputati Marco Reguzzoni (Lega Nord), Santo Versace (Pdl) e Massimo Calearo (Pd) deputati primi firmatari, n.55 dell’8 aprile 2010 per tutelare il  “Made in Italy”[1] nei settori del tessile, dell’abbigliamento e dell’arredo[2

La legge introdusse passaggi importanti:

 l’etichettatura obbligatoria e la tracciabilità dei prodotti tessili, della calzatura e della pelletteria, detta nuove norme e regole circa le caratteristiche di qualità che i prodotti devono avere per il rispetto della salute di chi li utilizza, prevede pene e sanzioni per le aziende che producono false dichiarazioni circa la tracciabilità delle fasi di lavorazione[11].

In particolare suddivide il processo di lavorazione di prodotti tessilicalzaturiericonciari, di pelletteria e del settore dei divani in diverse fasi, che devono avere avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale e, nello specifico, se almeno due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità.

Peccato che la UE abbia posto paletti e varie interpretazioni con la contrarietà della Germania contraria al Made In anche a u  solo settore, figuriamoci ai settori che interessavano l’Italia: i settori del tessile/abbigliamento, legno, calzature, ceramica ed oreficeria.

Gli interessi delle multinazionali come al solito prevalgono perché produrre in altri paesi costa molto meno e ci sono margini superiori e costi competitivi fuori Italia.

Precisiamo che l’Italia si trovò in minoranza pure in Europa, 16 contro 12 a difendere il “Made in”, si parla del 2015 in cui il Governo era in mano a Renzi.



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Italia in difficoltà;Made in Italy in frenata per i dazi americani

Isabella Tovaglieri· 1 h ·  🔴 L’ #UE TUTELI I NOSTRI PRODOTTI ‼️
✅ Presentata richiesta ufficiale alla Commissione Europea per #difendere i nostri #prodotti contro i #dazi americani!

Le nostre eccellenze meritano di essere difese dall’Europa.
È necessario un intervento urgente comunitario in difesa delle nostre aziende, soprattutto per quelle che producono prodotti agroalimentari di qualità, per non essere penalizzate dalla scure dei dazi statunitensi.

La nobile battaglia per i prodotti italiani parte con l’esempio del Grana: Il Grana Padano DOP, insieme a molti altri prodotti, è il simbolo della battaglia della Lega contro l’inasprimento dei dazi commerciali Usa, che vede un’Italia incolpevole stritolata nella guerra delle sovvenzioni in campo aerospaziale tra l’americana Boeing e l’europea Airbus, dal cui assetto societario il nostro Paese è peraltro escluso – le parole di Isabella Tovaglieri – il danno al sistema lattiero-caseario, e quindi all’economia nazionale, sarebbe gravissimo: il 40% circa del latte italiano viene infatti trasformato in Grana Padano e Parmigiano Reggiano e i prezzi dei due prodotti condizionano l’andamento del mercato del latte. Si temono pertanto pesanti ripercussioni sia a livello occupazionale sia riguardo il prezzo del latte all’ingrosso e al dettaglio».

I dazi americani sono un problema per l’economia nostrana e dello stesso avviso è il Presidente della Lombardia, Attilio Fontana:  “Dazi americani, bruttissima botta per la nostra agricoltura”.

Come è nata questa vicenda? Da Trump che utilizza lo strumento lecito a livello internazionale dei dazi contro gli accordi i governi di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito che avrebbero sussidiato illegalmente Airbus.

E Trump reagisce a suo modo : “Se gli Stati Uniti decidono di imporre le contromisure autorizzate dal Wto, ciò spingerà l’Ue in una situazione in cui non avremo altra scelta se non fare lo stesso”, ha commentato la commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmstroem.

Una guerra politica e commerciale con risvolti economici non da poco, simile a quella americana nei confronti dei cinesi.

Dazi agli europei per 7,5 miliardi di dollari come compensazione per gli aiuti illegali concessi al consorzio aeronautico Airbus, tutto regolare secondo il Wto.

Cosa fa il WTO?

Le due funzioni principali dell’OMC possono, dunque, essere identificate nelle seguenti:

  • quella di forum negoziale per la discussione sulla normativa del commercio internazionale (nuova ed esistente);
  • quella di organismo per la risoluzione delle dispute internazionali sul commercio.

Un’organizzazione internazionale importante: vi aderiscono[3] 164 Paesi, a cui se ne aggiungono altri 22 con ruolo di osservatori,[4] comprendendo così oltre il 95% del commercio mondiale di beni e servizi.[5]

Farne parte è fondamentale ma il paese più forte schiaccia il più piccolo, questo è quanto avviene, perchè sono previste azioni ritorsive nel caso di accordi svantaggiosi verso un Paese, ma se l’altro è nettamente superiore a livello economico e politico, vuol dire che l’economia è gestita planetariamente da poche superpotenze che fanno il bello e il cattivo tempo.

In conclusione al di là dei nobili e paganti propositi politici, se non ci saranno accordi di genere diverso, saremo schiacciati e dovremo continuare a essere succubi di americani, cinesi, tedeschi, francesi ecc.

tratto da Varese Press, giornale online



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Al via domani la ‘Settimana della Moda Donna’, in programma, a Milano, fino al 23 settembre.

MILANO FASHION WEEK, MAGONI:AL VIA DOMANI SETTIMANA DELLA MODA, REGIONE IN CAMPO PER FAR NASCERE ‘LICEO DEL MADE IN ITALY’

Al via domani la ‘Settimana della Moda
Donna’, in programma, a Milano, fino al 23 settembre.
“Grazie alla fashion week e al cartellone degli eventi a essa
correlati – spiega l’assessore al Turismo, Marketing
territoriale e Moda di Regione Lombardia Lara Magoni – nei
prossimi giorni gli occhi del mondo saranno puntati su Milano e
sulla Lombardia, dando lustro a un settore strategico per la
nostra regione”.

NECESSARIO MOBILITARSI PER ‘LICEO DEL MADE IN ITALY’ – Proprio
per questo, alla vigilia del grande evento, l’assessore conferma
la necessita’ che “Milano e la Lombardia scendano in campo per la
nascita di un ‘Liceo del Made in Italy’, una scuola in grado di
formare le giovani leve alla cultura della moda e del design,
eccellenze che ci invidiano nel mondo”.

I DATI DELL’INDOTTO – Il settore della moda infatti vede il
capoluogo meneghino e la Lombardia primeggiare a livello
nazionale: secondo i dati forniti dalla Camera di Commercio di
Milano, Monza Brianza e Lodi, tra produzione, commercio e
design, sono 33.283 le imprese attive in tutta la Lombardia, con
190.151 addetti e un business di oltre 35 miliardi di euro
all’anno. A fare la parte del leone, naturalmente, Milano, con
13.159 aziende e 92.155 addetti.

MILANO IN TESTA – “I numeri confermano la centralita’ di Milano e
della Lombardia nella moda e nel design a livello nazionale e
internazionale – prosegue Magoni -. La creativita’ trova il suo
fulcro nella genialita’ e nel ‘saper fare artigiano’ di migliaia
di designer, creatori, addetti ai lavori e stilisti che fanno
grande la nostra Lombardia”.

LA ‘CLASSIFICA’ REGIONALE – Dopo Milano, in Lombardia, si
colloca la provincia di Brescia, con 3.705 imprese del settore e
14.552 addetti.
A seguire, Bergamo (3.254 imprese, 17.830 addetti), Varese
(3.168 aziende con 15.125 addetti), Como (2.445 aziende, 15.113
addetti), Monza e Brianza (2.298 imprese e 8.857 addetti),
Mantova (1.723 imprese per 13.112 addetti), Pavia (1.263
aziende, 5.180), Lecco (798 imprese, 3.726 addetti), Cremona
(705 imprese, 2.389 addetti), Sondrio (407 imprese, 1.121
addetti) e Lodi (358 imprese, 991 impiegati).

LOMBARDIA CENTRO VITALE PER ECONOMIA NAZIONALE – “La Lombardia
dimostra notevole dinamismo e vitalita’ in settori in grado di
creare valore e produrre ricchezza – conclude l’assessore
lombardo -. La moda, con le sue produzioni, il commercio e
l’attivita’ di design, continua a dar vita a numerose opportunita’
occupazionali, con un forte potenziale di crescita”. Un settore,
dunque, che rappresenta “la linfa vitale dell’economia
italiana”.

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Iniziativa Coldiretti per il Made in Italy

A tutela delle produzioni Made in Italy, Coldiretti ha promosso la raccolta di firme. Come detto, si tratta di un’iniziativa internazionale (EatORIGINal – Unmask your food) intrapresa insieme ad altre nove organizzazioni e finalizzata a impegnare l’Unione Europea ad estendere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti: in occasione della presenza di Coldiretti Varese a Tradate sarà allestita una postazione per la raccolta di firme, che prosegue anche in tutti gli uffici Coldiretti sul territorio prealpino, presso i mercati di Campagna Amica e sul sito www.eatoriginal.eu.

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Provolone Valpadana DOP e Chianti

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gli altri siamo noi

Cremona, ASTI DOCG, PROVOLONE VALPADANA DOP E CHIANTI DOCG

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A partire dal prossimo 17 Settembre, a Cremona, ASTI DOCG, PROVOLONE VALPADANA DOP E CHIANTI DOCG saranno i protagonisti di un programma di valorizzazione destinato al grande pubblico: 10 appuntamenti che alterneranno degustazioni guidate, show cooking, tecniche di assaggio e formazione sul mondo delle Indicazioni Geografiche del FOOD and WINE.

Il progetto, promosso dai rispettivi Consorzi di Tutela con il contributo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, permetterà ai partecipanti di scoprire e acquisire nozioni specifiche, interagendo direttamente con relatori selezionati per l’occasione.

Sarà il Ristorante il Violino, in Via Sicardo, 3 a Cremona, ad ospitare l’intera rassegna ogni martedì sera a partire dalle 18.00.

La partecipazione agli eventi è gratuita, ma la prenotazione è obbligatoria per ogni singolo evento attraverso il sito www.altiformaggi.com , fino ad esaurimento posti. 

“Vino Chianti, Provolone Valpadana ed Asti, stringono un’amicizia che si cimenta a suon di degustazioni guidate, show cooking, tecniche di assaggio – dichiara il Presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – Partecipiamo volentieri a questa iniziativa che valorizza tre eccellenze italiane e con loro un mondo di tradizione e innovazione legate alla nostra cultura enogastronomica. I visitatori sono condotti per mano da esperti sommelier e chef alla scoperta di percorsi di gusto che esaltano prodotti che fanno la differenza e che raccontano il nostro territorio in tutto il mondo”

“La collaborazione tra Consorzi per far crescere una maggior consapevolezza del consumatore rappresenta un obiettivo ricco di stimoli. – ha dichiarato Libero Stradiotti, Presidente del Consorzio Tutela Provolone Valpadana –  Il programma che viene proposto affronta, con serate a tema, gli aspetti più importanti delle II.GG. e consentirà ai presenti di partecipare attivamente, con degustazioni ed abbinamenti particolari”.

“E’ il primo anno in cui, grazie alla possibilità offerta dal MIPAFT con il finanziamento di un progetto di promozione delle DOP del territorio piemontese (Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg), toscano (Consorzio Chianti Docg) e lombardo (Consorzio Tutela Provolone Valpadana), si avrà la possibilità di degustare e conoscere, nelle loro principali peculiarità, questi tre importanti prodotti del wine e food, conosciuti non solo a livello nazionale, ma che hanno conquistato il palato di consumatori internazionali. – ha dichiarato Romano Dogliotti, Presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti DOCG –    Saranno organizzati momenti di degustazione attraverso i quali alcuni professionisti del settore enogastronomico guideranno gli ospiti in un mondo di gusti e profumi tipici dei vari territori di produzione.”Please follow and like us:

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Il capicollo o coppa

La coppa, detta anche capocollocapicollo(Campania e Calabria), ossocollo (Veneto), finocchiata (Siena), capicollo (alto Lazio), lonza (Lazio)o lonzino (Marche e Abruzzo), scalmarita (alta Umbria), capicollu (Corsica)[1]è un insaccato che è presente nel territorio italiano e nell’isola Francese della Corsica[1]con varie interpretazioni e ricette, ottenuto dalla lavorazione della porzione superiore del collo del maiale e da una parte della spalla (questo ne giustifica il nome).

Le carni vengono salate e massaggiate (questa operazione è necessaria per favorire la distribuzione uniforme del sale) poi vengono insaccate in un budello naturale e fatte stagionare per diversi mesi.

Nel corso della lavorazione vengono aggiunte spezie ed erbe aromatiche tipiche delle diverse località di produzione del salume. Per la sua stagionatura in passato si avvolgeva la carne in una tela grezza o la si legava con spago di canapa.

Con questo nome si intende anche una parte del maiale, ottima per la cottura alla brace, alla griglia o pietra ollare. Prende nomi differenti a seconda della regione.

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Adotta una mucca

News

Fai un regalo alternativo, sapori mai provati nati da mucche che si nutrono esclusivamente di erba delle nostre montagne, Miele del Devero prodotto dall’apicoltura Prina, vini ossolani e tisane della Valle Antigorio prodotti dalla cooperativa Erba Bona. Partecipa allo scarghé degli alpeggi a metà settembre e ti sentirai un vero alpigiano di Crampiolo!

Come si adotta una mucca di CRAMPIOLO?

Adottare una mucca e assaggiare i prodotti ricavati dal suo latte è l’originale iniziativa, anche in tema natalizio, pensata dai gestori dell’agriturismo «Alpe Crampiolo» di Devero.In un momento in cui va di moda il concetto del «chilometro zero» e la qualità è sempre più ricercata, i due imprenditori agricoli Luca e Fausto Olzeri, rispettivamente di 34 e 30 anni, si sono inventati la proposta «Adotta una mucca». Questo sistema permetterà di ricevere la carta d’identità del vitello, del manzetto o della mucca da latte prescelti e seguirli, per un anno, nei loro spostamenti dal paese all’alpe, fino agli alpeggi più alti, dove si nutrono di quell’erba incontaminata d’alta quota che caratterizza il sapore del noto formaggio Bettelmatt.

Come funziona?

Per adottare una mucca basta accedere al sito dell’agriturismo Alpe Crampiolo ed entrare nella pagina dedicata (oppure passare attraverso la pagina Facebook «Adotta una mucca di Crampiolo») per poi cliccare sulla foto dell’animale preferito, stampare la carta d’identità e scegliere tra i due pacchetti disponibili.

Due i «pacchetti»

Il primo, del costo di 75 euro, include un quarto di forma di Bettelmatt o di formaggio Crampiolo, una bottiglia di vino ossolano, mezzo chilo di miele del Devero e una scatola di tisane del consorzio antigoriano Erba bona. Spendendo invece 110 euro ci sono in aggiunta due pranzi (o due cene) all’agriturismo del Parco naturale del Devero. In entrambi i casi sarà possibile poi ricevere informazioni sulla mucca presa in adozione e raggiungerla all’alpe in estate, partecipando anche allo scarghè autunnale.«L’idea è nata osservando altre realtà agricole che propongono di adottare ad esempio un tralcio di vite, oppure una pecora – spiega Luca Olzeri, che con il fratello Fausto porta avanti la storica azienda di famiglia, fondata a Crampiolo dal padre Adolfo quasi quarant’anni fa -. Lo scopo consiste nell’avvicinare chi vive in città alla montagna. L’adozione è annuale e rinnovabile e permette di salutare la propria mucca in estate».

Sessanta i capi disponibili

Le mucche sono una sessantina e ora che è inverno si trovano a Baceno. Il dicembre l’azienda parteciperà con gli altri componenti dell’Associazione produttori Bettelmatt alla marchiatura a fuoco delle forme di formaggio a Milano. «La scelta di portare avanti l’attività di famiglia non è stata obbligata, ma maturata nel tempo – conclude Olzeri – . Vivere a contatto con la natura è stupendo e grazie a Internet non si è mai isolati»

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Formaggio caprino, la Formaggella del Luinese

La Formaggella del Luinese è un formaggio a pasta molle prodotto in Italia, nelle valli del luinese (zona che va dal lago di Varese al confine con la svizzera) dal latte intero crudo di capra di razza Camosciata delle Alpi, Nera di Verzasca o Saanen, oltre ai relativi meticci

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Salumificio Colombo solido carattere famigliare

L’attività del Salumificio Colombo ha mantenuto un solido carattere “familiare”, conservando un forte legame con le tradizioni lombarde della lavorazione delle carni, soprattutto a quella della zona delle prealpi varesine. Negli anni abbiamo cercato di valorizzare sempre più i nostri legami  con le tradizioni locali, ricercando qualità,  gusti e sapori che si riallacciano alla storia, alla cultura, alle produzioni della nostra ”terra dei laghi”. Abbiamo così riscoperto prodotti  come il Lardo Lonzato “Monterosa”, il Salame Prealpino Varesino, il Violino di Capra e i salamini di cinghiale e cavallo.

Questa costante ricerca di qualità e gusto ci ha portato a rivedere le tipiche specialità prealpine e ci ha dato l’opportunità di collaborare con noti produttori dei nostri territori. Queste collaborazioni straordinarie hanno creato diversi prodotti innovativi negli ultimi anni, come il salame alla  birra (4 Luppoli Angelo Poretti), la Coppa con birra (6 Luppoli Angelo Poretti), il Salame con Gorgonzola (Igor Gorgonzola) e la Mortadella di fegato con Grappa d’Angera.

Dalle nostre idee innovative è nata una nuova linea di prodotti denominata Rustici di Nonno Salvo, salami aromatizzati in quindici differenti gusti, in due formati calibrati 150-300 grammi, che hanno saputo coniugare innovazione e tradizione.LA NOSTRA FAMIGLIALA NOSTRA STORIALA NOSTRA SEDELA NOSTRA BOTTEGA

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